Cerere

Intermedio
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Cerere rappresenta il nutrimento nel senso più ampio: il modo in cui nutriamo e riceviamo nutrimento, in cui ci prendiamo cura di ciò che cresce e in cui attraversiamo i cicli di attaccamento, perdita e ritorno che ogni essere vivente conosce. Scoperta nel 1801 da Giuseppe Piazzi, Cerere fu il primo corpo individuato nella fascia compresa tra Marte e Giove; con circa 940 chilometri di diametro è l’oggetto più grande di quella regione, e nel 2006 è stata riclassificata come pianeta nano. Prende il nome dalla dea romana del grano e del raccolto, che i Greci chiamavano Demetra. Quando sua figlia Persefone fu portata negli Inferi, il lutto di Demetra negò il raccolto alla terra intera, finché un accordo permise a Persefone di tornare ogni primavera: un racconto letto da secoli come il volgere delle stagioni e come il legame tra prendersi cura e lasciar andare. Nel tema natale, il segno e la casa di Cerere riflettono lo stile di cura che ci viene più naturale: attraverso il sostegno concreto, la presenza, le parole, il lavoro condiviso o i ritmi del cibo, della terra e del corpo. La sua posizione può anche indicare dove le questioni di perdita e rinnovamento assumono un significato particolare, dove impariamo che trattenere e lasciar andare appartengono allo stesso ciclo. Cerere non è un verdetto sulla nostra famiglia né una previsione di eventi familiari; offre un’immagine per riflettere sul modo in cui diamo e riceviamo cura, compresa la cura che dedichiamo alla nostra stessa vita. A un livello più profondo, Cerere ci invita a vedere il nutrire come una relazione con il cambiamento piuttosto che come un ruolo fisso. Il mito non si conclude né con una perdita definitiva né con un ricongiungimento definitivo, ma con un ritmo, e quel ritmo è il suo insegnamento: le stagioni del dare e quelle del riposo, della vicinanza e della distanza, possono essere onorate allo stesso modo. Come ciascuna delle quattro dee asteroidi, Cerere è un archetipo aperto a ogni persona, indipendentemente dal genere o dalle circostanze: uno specchio per notare dove la nostra capacità di nutrire è già viva e dove chiede di essere coltivata.
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